Scoperta la nascita di una loggia del G.O.I. nel 1943 nelle prigioni inglesi del Kenya

Preziosi documenti rinvenuti in questi giorni negli archivi del Goi testimoniano l’intesa attività massonica di un gruppo di ufficiali italiani, catturati durante la Seconda Guerra Mondiale nel corno d’Africa dagli inglesi e rinchiusi in un remoto campo di prigionia in Kenya, che avevano dato vita a una o forse piu’ logge “nel nome sacro dell’Italia” e all’obbedienza del Grande Oriente. Una scoperta davvero eccezionale, destinata a gettare nuova luce anche su aspetti e momenti ancora poco indagati di quel tragico e complesso periodo della storia del Novecento. A darne notizia il Gran Bibliotecario e Gran Maestro Onorario Bernardino Fioravanti, che presenterà le carte ritrovate, insieme alla ricostruzione della vicenda in forma di radiodramma, nel corso della Gran Loggia 2021 che si terrà a Rimini l’1, 2 ottobre.

Il fascicolo, che è ora allo studio della ricercatrice del Vascello Elisabetta Cicciola, identificato con una stella di Davide e la scritta “Documenti della Loggia Italia costituita dai nostri ffr:. prigionieri al Kenya” , era accluso al fondo relativo a Umberto Cipollone, che fu più volte alla guida del Grande Oriente d’Italia: dal 1943 al 1945 nel Comitato di Gran Maestranza che resse l’istituzione al suo risveglio dopo la caduta del governo mussoliniano; nel 1949 come Gran Maestro pro tempore, dopo la morte di Guido Laj e prima dell’elezione di Ugo Lenzi; dalla fine del 1957 e fino al 1960, anno della sua morte.

E’ proprio al Comitato di Gran Maestranza che risultano indirizzate le due lettere nelle quali un fratello rimpatriato dall’Africa, il tenente colonnello Umberto Fiata, riferisce ai vertici del Goi dell’innalzamento delle colonne dell’officina Italia, al quale lui stesso aveva partecipato,  avvenuto il 14 aprile 1943, all’interno del campo di prigionia inglese n. 356, allestito nell’ex ippodromo di Eldoret, a oltre 300 chilometri da Nairobi, nella quale erano rinchiusi circa 3.500 militari italiani graduati e 1000 soldati semplici addetti ai servizi della struttura.

Nella prima missiva datata 18 febbraio 1945, Fiata riporta i nomi degli altri 13 fratelli che insieme a lui avevano dato vita all’officina: il colonnello Fernando Mei; il tenente colonnello Giovanni Bernardoni; il tenente colonnello Riccardo Casalone ; il maggiore Walter Blasi; il capitano Luigi Serra; il capitano Mario Galanti; il capitano Arcangelo Ambrosanio; il capitano Emilio Piccicacchi; il maggiore Umberto Aleggiani; il maggiore Gioacchino Genna; il capitano Antonio Merola; il capitano Amato e il maggiore Stenico.

Nella seconda lettera datata 21 febbraio 1945 il tenente colonnello racconta come si svolgeva la vita nel campo di Eldoret soffermandosi in particolare a evidenziare le forti divisioni che si erano venute a creare tra gli ufficiali fascisti e quelli dichiaratamente antifascisti, precisando che i fratelli erano stati molto attenti nel selezionare chi ammettere nella loggia  e che avevano allontanato ben sette ufficiali troppo compromessi  con il regime di Mussolini per i ruoli da loro ricoperti e altri ancora che non avevano invece manifestato reale e sincero spirito massonico.

Fiata riferisce inoltre dettagli sulle tornate, i cui rituali venivano recitati a memoria, e che avevano luogo nei locali del campo trasformati in templi  temporanei, e comunica l’avvenuta elezione nella seduta del 24 giugno del 1943 del maestro venerabile della loggia, Riccardo Casalone,  e del segretario Mario Galanti, aggiungendo infine che ai fratelli ancora in Africa sarebbe stata “sommamente gradita e di grande conforto la parola diretta incoraggiante del Grande Oriente d’Italia a mezzo della Massoneria inglese”.

A queste due importanti lettere si aggiunge un altro documento: è un verbale di fondazione, che fa riferimento a una officina, costituita il 23 aprile del 1944 da 11 fratelli appartenenti sia alla obbedienza del Grande Oriente di Palazzo Giustiniani che di Piazza del Gesu’ nell’obiettivo di perseguire, come viene rimarcato, gli scopi della Massoneria universale e di fare  “opera di propaganda patriottica al fine che nel cuore e nell’animo di tutti gli italiani, anche prigionieri nei campi del Kenia, rifiorisca il sacro culto della libertà e la ferma fiducia nei destini della Patria” . Particolare accento viene inoltre posto sulla missione specifica di condurre “la più tenace lotta contro il fascismo in qualunque forma o modo tenti di mischiarsi e contro tutti coloro che direttamente o indirettamente attentino comunque ai principi di libertà e di Patria della libera Mass:. Un:.”.  Non compare invece nessun riferimento alla loggia fondata l’anno precedente.

Le altre carte allegate riguardano: un piè di lista, alcuni fascicoli (ricostituiti o originali) di fratelli che hanno chiesto l’ammissione, promemoria e documenti contenenti notizie su alcuni militari, tavole informative. Tra i file più rilevanti, seppure incompleti, ci sono poi i verbali manoscritti delle sedute di un triangolo massonico, rimasto operativo nel campo di dopo il rimpatrio di molti fratelli della loggia Italia che era stata sciolta. Verbali, che vanno dal 29 aprile 1945 al 28 dicembre 1945 e che forniscono informazioni interessanti e nei quali si accenna alle ragioni che portarono alla fondazione del Triangolo, la cui esperienza si concluderà, come viene documentato,  con gli ultimi rimpatri e sull’onda della promessa di ritrovarsi in Italia.

Preziosi documenti rinvenuti in questi giorni negli archivi del Goi testimoniano l’intesa attività massonica di un gruppo di ufficiali italiani, catturati durante la Seconda Guerra Mondiale nel corno d’Africa dagli inglesi e rinchiusi in un remoto campo di prigionia in Kenya, che avevano dato vita a una o forse piu’ logge “nel nome sacro dell’Italia” e all’obbedienza del Grande Oriente. Una scoperta davvero eccezionale, destinata a gettare nuova luce anche su aspetti e momenti ancora poco indagati di quel tragico e complesso periodo della storia del Novecento. A darne notizia il Gran Bibliotecario e Gran Maestro Onorario Bernardino Fioravanti, che presenterà le carte ritrovate, insieme alla ricostruzione della vicenda in forma di radiodramma, nel corso della Gran Loggia 2021 che si terrà a Rimini l’1, 2 ottobre.

Il fascicolo, che è ora allo studio della ricercatrice del Vascello Elisabetta Cicciola, identificato con una stella di Davide e la scritta “Documenti della Loggia Italia costituita dai nostri ffr:. prigionieri al Kenya” , era accluso al fondo relativo a Umberto Cipollone, che fu più volte alla guida del Grande Oriente d’Italia: dal 1943 al 1945 nel Comitato di Gran Maestranza che resse l’istituzione al suo risveglio dopo la caduta del governo mussoliniano; nel 1949 come Gran Maestro pro tempore, dopo la morte di Guido Laj e prima dell’elezione di Ugo Lenzi; dalla fine del 1957 e fino al 1960, anno della sua morte.

E’ proprio al Comitato di Gran Maestranza che risultano indirizzate le due lettere nelle quali un fratello rimpatriato dall’Africa, il tenente colonnello Umberto Fiata, riferisce ai vertici del Goi dell’innalzamento delle colonne dell’officina Italia, al quale lui stesso aveva partecipato,  avvenuto il 14 aprile 1943, all’interno del campo di prigionia inglese n. 356, allestito nell’ex ippodromo di Eldoret, a oltre 300 chilometri da Nairobi, nella quale erano rinchiusi circa 3.500 militari italiani graduati e 1000 soldati semplici addetti ai servizi della struttura.

Nella prima missiva datata 18 febbraio 1945, Fiata riporta i nomi degli altri 13 fratelli che insieme a lui avevano dato vita all’officina: il colonnello Fernando Mei; il tenente colonnello Giovanni Bernardoni; il tenente colonnello Riccardo Casalone ; il maggiore Walter Blasi; il capitano Luigi Serra; il capitano Mario Galanti; il capitano Arcangelo Ambrosanio; il capitano Emilio Piccicacchi; il maggiore Umberto Aleggiani; il maggiore Gioacchino Genna; il capitano Antonio Merola; il capitano Amato e il maggiore Stenico.

Nella seconda lettera datata 21 febbraio 1945 il tenente colonnello racconta come si svolgeva la vita nel campo di Eldoret soffermandosi in particolare a evidenziare le forti divisioni che si erano venute a creare tra gli ufficiali fascisti e quelli dichiaratamente antifascisti, precisando che i fratelli erano stati molto attenti nel selezionare chi ammettere nella loggia  e che avevano allontanato ben sette ufficiali troppo compromessi  con il regime di Mussolini per i ruoli da loro ricoperti e altri ancora che non avevano invece manifestato reale e sincero spirito massonico.

Fiata riferisce inoltre dettagli sulle tornate, i cui rituali venivano recitati a memoria, e che avevano luogo nei locali del campo trasformati in templi  temporanei, e comunica l’avvenuta elezione nella seduta del 24 giugno del 1943 del maestro venerabile della loggia, Riccardo Casalone,  e del segretario Mario Galanti, aggiungendo infine che ai fratelli ancora in Africa sarebbe stata “sommamente gradita e di grande conforto la parola diretta incoraggiante del Grande Oriente d’Italia a mezzo della Massoneria inglese”.

A queste due importanti lettere si aggiunge un altro documento: è un verbale di fondazione, che fa riferimento a una officina, costituita il 23 aprile del 1944 da 11 fratelli appartenenti sia alla obbedienza del Grande Oriente di Palazzo Giustiniani che di Piazza del Gesu’ nell’obiettivo di perseguire, come viene rimarcato, gli scopi della Massoneria universale e di fare  “opera di propaganda patriottica al fine che nel cuore e nell’animo di tutti gli italiani, anche prigionieri nei campi del Kenia, rifiorisca il sacro culto della libertà e la ferma fiducia nei destini della Patria” . Particolare accento viene inoltre posto sulla missione specifica di condurre “la più tenace lotta contro il fascismo in qualunque forma o modo tenti di mischiarsi e contro tutti coloro che direttamente o indirettamente attentino comunque ai principi di libertà e di Patria della libera Mass:. Un:.”.  Non compare invece nessun riferimento alla loggia fondata l’anno precedente.

Le altre carte allegate riguardano: un piè di lista, alcuni fascicoli (ricostituiti o originali) di fratelli che hanno chiesto l’ammissione, promemoria e documenti contenenti notizie su alcuni militari, tavole informative. Tra i file più rilevanti, seppure incompleti, ci sono poi i verbali manoscritti delle sedute di un triangolo massonico, rimasto operativo nel campo di dopo il rimpatrio di molti fratelli della loggia Italia che era stata sciolta. Verbali, che vanno dal 29 aprile 1945 al 28 dicembre 1945 e che forniscono informazioni interessanti e nei quali si accenna alle ragioni che portarono alla fondazione del Triangolo, la cui esperienza si concluderà, come viene documentato,  con gli ultimi rimpatri e sull’onda della promessa di ritrovarsi in Italia.

fonte e foto: grandeoriente.it

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